Gli effetti della Legge di Bilancio 2019 sul settore patenti e trasporti

Sicuramente le novità della nuova Legge di Bilancio (Legge 30 dicembre 2018, n. 145 – S.O.G.U. n. 302 del 31.12.2018), definita dallo stesso ministro dei Trasporti Toninelli la #riformaldelpopolo, hanno l’indubbio marchio della popolarità dovuta dalla presenza di stanziamenti a pioggia sul rifacimento delle infrastrutture che nei mesi scorsi hanno causato immani tragedie, finendo al centro dell’attenzione dei mass media. Ci riferiamo alle nuove e ingenti misure finanziarie per Genova (tra cui 160 milioni di euro per gli autotrasportatori danneggiati dal crollo del Ponte Morandi e 200 milioni per il Porto di Genova al fine di migliorare la logistica), per la messa in sicurezza di fiumi e laghi (1 miliardo di euro al Piano nazionale settore idrico), per il trasporto pubblico locale di Roma e Milano (varie centinaia di milioni di euro per la metropolitana e per il ripristino del manto stradale) e per la sicurezza stradale.

Entrando nel merito del settore patenti, di maggiore interesse per la nostra attività, possiamo evidenziare le seguenti novità, sempre tenendo presente che prima di diventare pienamente operative devono essere corredate da decreti di attuazione che articolino la materia più nel dettaglio dando le opportune indicazioni operative.

 

Modifiche agli articoli 7 e 80 del Codice della Strada: via libera alle elettriche in ztl e alle officine private per la revisione dei mezzi pesanti

L’art. 7 , che regolamenta la circolazione nei centri abitati, stabilisce ora che nelle zone a traffico limitato i Comuni consentano l’accesso libero ai veicoli a propulsione elettrica o ibrida. Questo nell’intento dichiarato di incentivare la diffusione di veicoli a basso impatto ambientale.

L’art. 80 riguarda invece le revisioni e cambia in modo significativa, consentendo in pratica anche alle officine private di effettuare le revisioni anche dei mezzi pesanti. Ci sarà bisogno di un regolamento di attuazione, ma la legge di fatto è già cambiata e rappresenta un’interessante opportunità per tutte le imprese di autoriparazione che già effettuano revisioni sulle autovetture.

 

Rimandato ancora una volta il Documento Unico di Circolazione

Slitta per l’ennesima volta – al 1.1.2020 – il rilascio del DUC che dovrebbe sostituire la carta di circolazione e il certificato di proprietà.

 

Ecobonus per l’acquisto di auto elettriche o ibride

Viene stabilito, dal 1° marzo 2019 e fino al 31 dicembre 2021,  un incentivo economico tanto più alto quanto minori sono le emissioni di anidride carbonica dell’auto nuova (categoria M1) acquistata (che non deve costare più di 50 mila euro iva esclusa) e se si dispone anche di un veicolo inquinante da rottamare. L’incentivo è:

  • pari a 6000 euro se le emissioni di CO2 sono sotto i 20 g/km
  • pari a 2500 euro se le emissioni sono tra i 21 e i 70 g/km
  • pari a 4000 euro senza rottamazione, se le emissioni di CO2 sono sotto i 20 g/km
  • pari a 1500 euro senza rottamazione, se le emissioni sono tra i 21 e i 70 g/km

 

Il contributo viene corrisposto mediante uno sconto sul prezzo di acquisto dell’auto , che deve essere nuova di fabbrica. Il veicolo da rottamare deve essere davvero tale, ovvero vanno documentati l’avvio alla demolizione e la cancellazione dallo sportello telematico dell’automobilista. Andando a valutare i modelli di auto ibride presenti sul mercato, notiamo però che diverse utilitarie hanno un valore di emissioni troppo alto per usufruire dell’incentivo, le più diffuse sul mercato dichiarano emissioni pari a 75-85 g/km e tali da superare il valore ammesso dalla normativa. Le ibride che si prestano all’acquisto sono poche e di fascia alta, mentre chiaramente per le elettriche il ventaglio di possibilità per sfruttare  l’ecobonus è decisamente più ampio, anche se bisogna fare i conti con il reale problema della mancanza di colonnine di ricarica sulle strade pubbliche.

 

Detrazioni fiscali per l’installazione di colonnine di ricarica

Un po’ come succede per chi sostituisce le finestre di casa o acquista una caldaia più ecologica, adesso anche chi si attrezza con la colonnina di ricarica per alimentare a energia elettrica i propri veicoli, può sfruttare una detrazione delle imposte, da ripartire in dieci quote annuali, nella misura del 50%, per un ammontare complessivo non superiore a 3000 euro.

 

Ecotassa per chi acquista veicoli sopra i 160 g/km

Questa tassa fa la coppia con l’ecobonus di cui abbiamo scritto sopra, e va a colpire chi decide di acquistare un veicolo di categoria M1 nuovo di fabbrica che produce emissioni pari o superiori a 161 g/km.

Stabilisce che, a partire dal 1°marzo 2019 e fino al 31 dicembre 2021, chiunque acquista un veicolo di categoria M1 nuovo di fabbrica è tenuto al pagamento, all’atto dell’immatricolazione, di un’imposta tanto più alta quanto più è alto il valore di emissione di CO2. Per la precisione l’imposta da pagare per il veicolo acquistato sarà:

  • pari a 1100 euro, se le emissioni variano da 161 a 175 g/km
  • pari a 1600 euro, se le emissioni variano da 176 a 200 g/km
  • pari a 2000 euro, se le emissioni variano da 201 a 250 g/km
  • pari a 2500 euro, se le emissioni sono superiori a 250 g/km

Questo provvedimento va a colpire i modelli di fascia medio alta mentre non riguarda le utilitarie di uso comune né tanto meno le auto di cilindrata limitata che si acquistano per i neopatentati.

 

Rimborso del 50% a chi fa prendere la patente e/o la CQC merci ai dipendenti

Si tratta di una bella opportunità per le autoscuole che fanno formazione professionale presso le imprese di autotrasporto merci: il Governo si impegna, dal 1° gennaio 2019 e fino al 31 dicembre 2020, a rimborsare il 50 % delle spese sostenute dalle imprese di autotrasporto per il conseguimento della patente e delle abilitazioni professionali per la guida dei veicoli destinati all’esercizio dell’attività di autotrasporto di merci per conto di terzi.

I conducenti che beneficiano del provvedimento devono avere meno di 35 anni ed essere inquadrati con le qualifiche Q1, Q2 o Q3 previste dal contratto collettivo nazionale di lavoro-Logistica, trasporto merci e spedizione. Per essere realmente operativa la legge, c’è bisogno di un decreto del Ministero del Lavoro che stabilisca le modalità di richiesta e di erogazione del rimborso.

 

Modifiche al regolamento Taxi / NCC (Legge 21/92)

Viene introdotto l’obbligo della rimessa all’interno del comune che ha rilasciato l’autorizzazione (art. 3) e  due nuovi obblighi (art. 11) sia di iniziare e finire il servizio nel luogo della rimessa e sia di compilare per ogni servizio un apposito foglio di viaggio, in futuro di tipo elettronico.
L’approfondimento è disponibile a questo link.

Bando per l’ammissione all’esame di idoneità per l’iscrizione al ruolo dei conducenti

PROVINCIA DI VERONA
Servizio trasporti traffico mobilità

BANDO PER L’AMMISSIONE ALL’ESAME DI IDONEITA’ PER L’ISCRIZIONE AL
RUOLO DEI CONDUCENTI DI VEICOLI ADIBITI A SERVIZI PUBBLICI NON DI
LINEA PER VIA DI TERRA

Ai sensi del regolamento provinciale per l’iscrizione al ruolo dei conducenti di veicoli adibiti a servizi pubblici non di linea per via di terra, approvato con deliberazione del Consiglio provinciale n. 28 del 6 giugno 2007 ed in esecuzione della determinazione del dirigente del Servizio Trasporti n. 272 del 23 gennaio 2019, è indetto un esame d’idoneità per l’iscrizione al ruolo dei conducenti di veicoli adibiti a servizi pubblici non di linea per via di terra.

Art. 1 – REQUISITI PER L’AMMISSIONE ALL’ESAME

Per l’ammissione all’esame i candidati, devono essere in possesso dei seguenti requisiti personali:

  1. essere cittadini italiani o cittadini di uno degli stati membri dell’Unione Europea o di qualsiasi altro stato alle condizioni previste dalle vigenti disposizioni in materia di immigrazione;
  2. non essere incorsi in condanne definitive per reati non colposi che comportino la condanna a pene restrittive della libertà personale per un periodo complessivamente superiore a due anni;
  3. non essere stati sottoposti a misure amministrative di sicurezza personali o a misure di prevenzione previste dalla legislazione di settore vigente;
  4. non essere stati interdetti o inabilitati o dichiarati falliti, ovvero sia incorso, nei loro confronti, un procedimento per dichiarazione di fallimento;
  5. non essere incorsi in condanne definitive per reati che comportino l’interdizione dalla professione.

In tutti i casi sopra elencati, il requisito si intende soddisfatto quando sia intervenuta la riabilitazione.

I candidati devono essere altresì in possesso dei seguenti requisiti professionali:

– patente di guida e certificato di abilitazione professionale necessari alla guida dei veicoli impiegati nei diversi tipi di servizio, secondo lo schema seguente:

  1. per l’iscrizione alla sezione dei conducenti nei servizi di taxi e noleggio con conducente svolto con autovettura, patente di guida della categoria B o superiore e certificato di abilitazione professionale del tipo KB;
  2. per l’iscrizione alla sezione dei conducenti nei servizi di taxi e noleggio con conducente svolto con motocarrozzetta (triciclo), patente di guida della categoria A o superiore e certificato di abilitazione professionale del tipo KA o KB;

 

  1. c) per l’iscrizione alla sezione dei conducenti nei servizi di taxi o noleggio con conducente svolto con veicoli a trazione animale, patente di guida di categoria A o superiore.

La carta di qualificazione del conducente (CQC ) per il trasporto persone ricomprende in sé il certificato di abilitazione professionale del tipo KB e quello di KA come stabilito dall’articolo 1 comma 4, del decreto dirigenziale 17 aprile 2013 del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

I candidati devono avere assolto l’obbligo scolastico. Come previsto dal D.M. 139/2007, per coloro che hanno conseguito il diploma di “terza media” nell’anno scolastico 2006-2007 e successivi, è obbligatoria l’istruzione impartita per almeno 10 anni e riguarda la fascia di età compresa tra i 6 e i 16 anni.

Tutti i predetti requisiti devono essere posseduti dal candidato alla data di scadenza del bando per  l’ammissione all’esame.

Art. 2 – MODALITA’ E TERMINI DI PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA

La domanda di ammissione all’esame redatta su carta legale, in bollo da € 16,00, utilizzando esclusivamente il modello allegato al bando, deve essere indirizzata all’ufficio provinciale competente indicato nel bando medesimo.

Le domande devono pervenire al Servizio Trasporti della Provincia di Verona – unità operativa trasporto privato, via delle Franceschine, 10 – 37122 Verona entro giovedì 28 febbraio 2019.

Per le domande spedite a mezzo raccomandata A.R. fa fede la data del timbro postale.

Nella domanda il richiedente dichiara, ai sensi della vigente normativa in materia di documentazione amministrativa:

  1. cognome, nome, data e luogo di nascita, residenza, codice fiscale, cittadinanza; il cittadino extracomunitario dichiara di essere in possesso di regolare permesso di soggiorno in corso di validità;
  2. il tipo di idoneità professionale che intende conseguire;
  3. di aver assolto l’obbligo scolastico specificando l’anno scolastico, la classe, la scuola o l’Istituto, con relativo indirizzo, presso il quale tale obbligo è stato assolto. Il cittadino di uno Stato non appartenente all’Unione Europea dimostra il possesso del requisito dell’assolvimento dell’obbligo scolastico con una dichiarazione di valore rilasciata dall’ambasciata o consolato italiano del Paese d’origine, attestante il fatto che l’interessato ha effettuato, nel proprio Paese, un percorso di studi (specificare la durata) corrispondente all’assolvimento dell’obbligo scolastico in Italia
  4. di possedere i requisiti previsti dagli articoli 4 e 5 del regolamento provinciale e indicati nel presente bando di esame;
  5. di essere consapevole che quanto dichiarato nella domanda può essere soggetto ai controlli di legge da parte della Provincia.

I candidati devono indicare nella domanda l’indirizzo presso il quale ricevere eventuali comunicazioni relative all’esame; in assenza di indicazioni le comunicazioni saranno inviate alla residenza dichiarata.

I candidati devono effettuare un versamento di Euro 10,33 per il pagamento della tassa-esame, indicando la seguente causale: “esame per l’iscrizione al ruolo dei conducenti”.

 

Il pagamento può essere effettuato a mezzo bonifico bancario con le seguenti coordinate: Provincia di Verona – UniCredit Banca S.p.A. – Piazza Renato Simoni, 8 – 37122 Verona

ABI 02008
CAB 11725
CONTO CORRENTE 000003598484
CIN L

IBAN IT 18 L 02008 11725 000003598484

La tassa versata non verrà in nessun caso rimborsata.

Alla domanda di ammissione devono essere allegati:

  1. copia di documento d’identità del richiedente in corso di validità;
  2. attestazione del pagamento della tassa di esame di € 10,33 ;
  3. inoltre, il cittadino di uno Stato non appartenente all’Unione Europea deve allegare:

– una dichiarazione di valore rilasciata dall’ambasciata o consolato italiano del Paese d’origine, attestante il fatto che l’interessato ha effettuato, nel proprio Paese, un percorso di studi (specificare la durata) corrispondente all’assolvimento dell’obbligo scolastico in Italia

copia del permesso di soggiorno in corso di validità.
Art. 3 – AMMISSIONE ALL’ESAME

L’ammissione all’esame viene decisa dal competente ufficio provinciale che verifica la regolarità delle domande di ammissione e la loro conformità a quanto prescritto dal presente bando e dalla normativa vigente.

In caso di documentazione incompleta o insussistenza dei requisiti, l’ufficio provinciale competente dispone in ogni momento l’integrazione della medesima attraverso apposita richiesta e stabilisce la data entro la quale la documentazione mancante deve essere prodotta, pena la non ammissione all’esame.

In caso non sussistano i requisiti per l’ammissione all’esame il dirigente esclude il candidato con proprio provvedimento. La comunicazione di non ammissione all’esame è inviata al candidato dall’ufficio provinciale competente.

Art. 4 – MODALITA’ DI SVOLGIMENTO DELL’ESAME

L’esame consiste nello svolgimento di una prova scritta su n. 30 quesiti a risposta multipla predeterminata e verte sulle seguenti materie:

  1. codice della strada e regolamento di attuazione;
  2. leggi e disposizioni statali e regionali attinenti ai servizi di trasporto pubblico non di linea;
  3. regolamenti comunali e disposizioni provinciali per l’esercizio dei trasporti pubblici non di linea;
  4. regolamentazione riguardante il lavoro, l’artigianato, la cooperazione e le assicurazioni del settore;
  5. nozioni di toponomastica e geografia del territorio provinciale;
  6. elementari cognizioni di primo soccorso e nozioni comportamentali in caso di incidente stradale.

L’esame è superato se il candidato fornisce almeno 24 risposte corrette. La durata della prova è fissata in 60 minuti.

Traccia dei quesiti oggetto della prova d’esame e la legislazione di riferimento sono pubblicate, ai soli fini esemplificativi, sul sito internet provinciale all’indirizzo

 

http://portale.provincia.vr.it/uffici/uffici/7/702/7023/documenti/esami-di-abilitazione-professionale/esame-conducenti-taxi-noleggio-con-conducente-ncc

L’esame si terrà il giorno:
giovedì 4 aprile 2019

presso la sede della Provincia di Verona – via delle Franceschine n. 10 – Verona, sala Giulietta e Romeo (1° piano);

L’elenco dei candidati ammessi all’esame e l’orario dell’esame saranno pubblicati con effetto di notifica sul sito web della Provincia all’indirizzo www.provincia.verona.it alla voce “Notizie” dopo la scadenza del bando.

E’ cura dal candidato verificare, controllando l’elenco pubblicato sul web, di essere stato  ammesso all’esame e l’orario di convocazione per la prova d’esame.

I candidati che si presenteranno oltre l’orario previsto o in orario diverso da quello indicato non saranno ammessi a sostenere l’esame.

Il giorno dell’esame i candidati dovranno esibire in originale i titoli professionali richiesti (patente di guida e certificato di abilitazione professionale) in corso di validità, pena la non ammissione all’esame.

L’elenco dei candidati risultati idonei sarà pubblicato sul portale web della Provincia di Verona, all’indirizzo www.provincia.verona.it alla voce “Notizie”.

Art. 5 SESSIONE D’ESAME PER SOGGETTI ISCRITTI AL RUOLO IN ALTRE PROVINCE

I soggetti iscritti al ruolo presso altre province possono ottenere l’iscrizione presso la Camera di Commercio di Verona dopo il superamento di un esame orale integrativo.

Le domande redatte su carta legale in bollo da € 16,00 dovranno pervenire alla Provincia di Verona – Servizio Trasporti – Via delle Franceschine, 10 – Verona – entro giovedì 28 febbraio 2019. Nella domanda dovranno essere indicati cognome, nome, data e luogo di nascita, residenza; dovranno essere altresì allegati:

  1. fotocopia di documento d’identità in corso di validità;
  2. fotocopia del certificato di iscrizione al ruolo posseduto;
  3. attestazione del pagamento della tassa di esame di Euro 10,33 effettuato presso la Tesoreria della Provincia di Verona nei modi indicati dal bando.

L’esame si terrà il giorno:
lunedì 8 aprile 2019

alle ore 9,00 presso la sede della Provincia di Verona – via delle Franceschine n. 10 – Verona, sala riunioni Cangrande (5° piano).

L’esame orale riguarderà le seguenti materie:

  1. se il candidato è iscritto al ruolo presso altra Provincia del Veneto: toponomastica e geografia del territorio della provincia di Verona;
  2. se il candidato è iscritto al ruolo presso altra Regione: legge regionale del Veneto n. 22 del 30 luglio 1996 attinente il servizio di trasporto pubblico non di linea, competenze comunali e provinciali in materia;

toponomastica e geografia del territorio della provincia di Verona.

 

Per quanto non previsto dal presente bando, si rinvia alle disposizioni del vigente regolamento provinciale in materia.

E’ cura dal candidato verificare, controllando l’elenco pubblicato sul web, di essere stato  ammesso all’esame e l’orario di convocazione per la prova d’esame.

I candidati che si presenteranno oltre l’orario previsto o in orario diverso da quello indicato non saranno ammessi a sostenere l’esame.

Art. 6 – INFORMAZIONI

La Provincia di Verona, Servizio trasporti, userà solo ai fini dell’esame1, anche in forma automatizzata, i dati personali forniti dai candidati. Ogni candidato gode dei diritti di legge ed, in particolare, del diritto di accesso ai dati che lo riguardano.2

Copia del presente bando è disponibile presso la Provincia di Verona, nei seguenti uffici:

–     Servizio Trasporti – unità operativa trasporto privato, via delle Franceschine 10, Verona –

5° piano..

U.R.P. (Ufficio per le relazioni con il pubblico) via delle Franceschine n. 10, Verona –

piano terra.

E’ pubblicato sul sito internet www.provincia.verona.it alla voce “Notizie”

Per ulteriori informazioni gli interessati possono rivolgersi presso:

– il Servizio trasporti, il martedì-mercoledì-venerdì dalle ore 9.00 alle ore 12.30 (tel. 045

9288353);

–     l’U.R.P., da lunedì a venerdì dalle ore 9.00 alle ore 12.00 (tel. 045 9288605).

Verona, 23 gennaio 2019

Il dirigente

dott. Paolo Dominioni

 

1 Art. 6 del Regolamento (UE) 2016/679 (RGPD)

2 Art. 15 del Regolamento (UE) 2016/679 (RGPD)

 

Applicare
marca da
bollo da €

16,00

DOMANDA PER L’AMMISSIONE ALL’ESAME DI IDONEITA’ PER L’ISCRIZIONE AL RUOLO DEI CONDUCENTI DI VEICOLI ADIBITI A SERVIZI PUBBLICI NON DI LINEA PER VIA DI TERRA

Alla PROVINCIA DI VERONA

Servizio Trasporti

U.O. trasporto privato

Via delle Franceschine, 10

37122 – VERONA

Il sottoscritto

Cognome                               Nome

nato a___________________________________ il____________________________

Comune – Provincia – Stato estero                                        giorno – mese – anno

residente a

Via/Piazza                                    n. CAP Comune-Provincia

codice fiscale

Telefono                                                     e-mail

CHIEDE

– di essere ammesso a sostenere l’esame di idoneità per l’iscrizione al ruolo di conducente di

autoveicoli in servizio pubblico non di linea di cui all’art.7 della L.R. 30 luglio 1996, n.22, per la

sezione:

□ autovettura

□ motocarrozzetta (triciclo)

□ veicoli a trazione animale

 

oppure

– di essere ammesso a sostenere l’esame integrativo orale per l’iscrizione al ruolo nella provincia
di Verona, essendo già iscritto al ruolo dei conducenti di veicoli per servizi pubblici non di linea

per via di terra presso la Camera di Commercio di__________________

 

che tutte le comunicazioni relative al presente esame siano effettuate al seguente indirizzo:

cognome / nome_________________________________________

comune:                                                     via                                                                      n.

Ai sensi dell’art. 46 del DPR 28 dicembre 2000 n. 445 e consapevole che, in caso di false dichiarazioni accertate dall’Ente, saranno applicate le sanzioni previste dal Codice Penale e dalle Leggi speciali in materia a norma di quanto previsto dall’art. 76 dello stesso DPR 445/2000,

DICHIARA

  • di essere:

□ cittadino italiano residente in Italia;

□ cittadino di uno degli Stati membri dell’Unione Europea stabilito in Italia;

□ cittadino extracomunitario munito di regolare permesso di soggiorno in corso di validità;

  • di non avere riportato una condanna definitiva per reato non colposo che comporta la condanna a pene restrittive della libertà personale per un periodo complessivamente superiore a due anni;
  • di non essere stato sottoposto a misure amministrative di sicurezza personale o a misure di prevenzione previste dalla legislazione di settore vigente;
  • di non essere stato interdetto o inabilitato o dichiarato fallito, e di non avere in corso un procedimento per dichiarazione di fallimento;
  • di non avere riportato una condanna definitiva per reato che comporta l’interdizione dalla professione;
  • di possedere i requisiti professionali necessari a partecipare all’esame di idoneità per l’iscrizione al ruolo nella sezione sopra specificata:

□ patente della categoria B o superiore e certificato di abilitazione professionale del tipo KB;

□ patente della categoria A o superiore e certificato di abilitazione professionale del tipo KA o KB;

□ patente di categoria A o superiore;

□ carta di qualificazione del conducente (CQC ) per il trasporto persone;

  • di aver assolto l’obbligo scolastico nell’anno ___________________ nella classe____________

presso la scuola/Istituto ___________________________________________________________

comune di________________________ , provincia di____________________ ,

stato (se diverso dall’Italia)_____________________

N.B. in base al D.M. 139/2007, per coloro che hanno conseguito il diploma di “terza media” nell’anno scolastico 2006-2007 e successivi, è obbligatoria l’istruzione impartita per almeno 10 anni e riguarda la fascia di età compresa tra i 6 e i 16 anni).

Dichiara inoltre:

– di accettare tutte le condizioni previste nel bando di ammissione all’esame;

– di essere consapevole che i dati personali contenuti nella presente verranno utilizzati

esclusivamente per lo svolgimento delle funzioni istituzionali;3

– di essere a conoscenza che tutto quanto sopra esposto potrebbe essere oggetto di verifica, e che in

caso di dichiarazioni o documentazioni non veritiere verranno applicate le sanzioni previste dalla

normativa vigente e, in particolare, in caso di partecipazione all’esame in difetto dei requisiti

3 Art. 6 del Regolamento (UE) 2016/679 (RGPD)

 

prescritti, l’iscrizione verrà annullata.

Autorizza la Provincia a pubblicare sul proprio sito web l’esito dell’esame.

Allegati:

□ copia di un documento di riconoscimento in corso di validità;

□ attestazione del pagamento della tassa di esame di Euro 10,33 effettuato nei modi indicati dal

bando;

solo per i cittadini degli Stati non appartenenti all’Unione Europea:

dichiarazione di valore rilasciata dall’ambasciata o consolato italiano del Paese d’origine,

attestante il fatto che l’interessato ha effettuato, nel proprio Paese, un percorso di studi

(specificare la durata) corrispondente all’assolvimento dell’obbligo scolastico in Italia;

□ copia del permesso di soggiorno in corso di validità;

data

firma del dichiarante chiara e leggibile

Informativa ai sensi del Regolamento UE 2016/679 (in materia di protezione dei dati):

Titolare del trattamento è la Provincia di Verona, in persona del legale rappresentante

pro-tempore Antonio Pastorello, con sede in via Franceschine n. 10 IT – 37122 Verona, PEC: provincia.verona@cert.ip-

veneto.net, Tel. 045 9288317.

I dati di contatto del DPO sono i seguenti:

dpo@boxxapps.com – pec: boxxapps@legalmail.it – numero verde

800893984;

Oggetto di trattamento sono solo i dati personali raccolti mediante il presente modulo di richiesta di autorizzazione e la dichiarazione sostitutiva di certificazione allegata.

I dati forniti saranno raccolti presso la Provincia di Verona per l’esecuzione di un compito connesso all’esercizio di pubblici poteri riservati al Titolare e saranno trattati per le sole finalità che riguardano la presente procedura di ammissione all’esame e gli eventuali conseguenti adempimenti e, successivamente, all’eventuale gestione del rapporto instaurato con la Provincia, mediante supporto sia cartaceo che informatico.

Il conferimento dei dati è necessario, al fine della gestione del procedimento di specie: il mancato inserimento non consente di completare il procedimento avviato.

I dati saranno trattati per tutto il tempo del procedimento e, successivamente alla sua conclusione, saranno detenuti secondo quanto prescritto dal Massimario di selezione e scarto della Provincia di Verona.

I dati saranno trattati dal personale e da collaboratori della Provincia di Verona o da soggetti espressamente nominati come responsabili del trattamento.

I dati saranno inoltre comunicati a soggetti istituzionali per le necessarie verifiche al fine del completamento della presente procedura.

Al di fuori di tali ipotesi i dati non saranno comunicati a soggetti terzi né diffusi, se non nei casi specificamente previsti dal diritto nazionale o dell’Unione europea.

Gli interessati hanno il diritto di chiedere al titolare del trattamento l’accesso ai dati personali, la rettifica, la cancellazione degli stessi o la limitazione del trattamento che li riguarda o di opporsi al trattamento (artt. 15 e ss. del RGPD).

Gli interessati, ricorrendone i presupposti, hanno, altresì, il diritto di proporre reclamo al Garante per la protezione dei dati personali (con sede in Piazza di Monte Citorio n. 121, IT – 00186 Roma) quale autorità di controllo nazionale secondo le procedure previste (art. 57, par. 1, lettera f), RGPD).

 

Carburanti, arrivano le nuove etichette

“Potresti andare a farmi la E10, per favore?” – da oggi potremmo esprimerci in questo modo, senza essere scambiati per matti, perché  E10 è il nuovo nome che contraddistingue la benzina. Da oggi 12 ottobre, dai benzinai troveremo infatti nuove etichette sui distributori di carburante e anche sugli sportellini delle nuove auto che compreremo.

Entra in vigore la direttiva 2014/94/UE del 22 ottobre 2014, meglio conosciuta come Direttiva DAFI, che oltre a stabilire la realizzazione di nuove infrastrutture peri combustibili alternativi (elettricità, idrogeno, gas naturale, ecc.) all’art. 7 impone di rendere disponibili informazioni più chiare per gli utenti. Etichette dunque più esplicite, sia sui veicoli stessi e sui relativi manuali d’uso, sia sui punti di rifornimento e di ricarica.

Dal momento che stanno aumentando di giorno in giorno i veicoli che possono funzionare con combustibili alternativi, sarà sempre più facile confondersi e rischiare di immettere nei serbatoi dei carburanti sbagliati, col rischio di rovinare il motore. Ecco allora spiegata l’introduzione di questo nuovo obbligo, fermo restando che per molti anni ancora le definizioni comunemente in uso non saranno ovviamente cancellate, e ad esempio la benzina “verde” rimarrà sempre identificabile con il colore verde come è sempre stato finora. C’è anche da aggiungere che, già da parecchi anni, il collo del bocchettone del serbatoio di un veicolo a benzina è costruito più piccolo della pistola della pompa per l’erogazione del gasolio, appunto per evitare errori di rifornimento.

 

Ma vediamo nel dettaglio che cosa cambia.

  • dal 12 ottobre 2018 ci saranno etichette specifiche a identificare i seguenti combustibili: benzina, gasolio, idrogeno (H2), gas naturale compresso (GNC), gas naturale liquefatto (GNL), gasi di petrolio liquefatto (GPL)
  • le etichette dei carburanti saranno apposte su tutti i  veicoli immatricolati a partire dal 12 ottobre 2018, dal ciclomotore al veicolo commerciale pesante
  • le nuove etichette saranno visibili sui distributori di tutta l’UE e di tutto il SEE (Islanda, Lichtenstein, Norvegia) ma anche in Serbia, Macedonia, Svizzera e Turchia.

 

Da dove arrivano e che aspetto hanno le nuove etichette dei carburanti?

Da una norma tecnica europea, per la precisione dalla norma UNI EN 16942, approvata dal CEN (Commissione Europea per la Standardizzazione) e richiesta appositamente dalla Commissione Europea nel 2015, a seguito dell’approvazione della direttiva DAFI.

Le etichette che identificano la benzina sono di forma circolare, quelle per il gasolio di forma quadrata, quelle per i carburanti gassosi di forma romboidale

All’interno presentano una sigla, composta da lettere e cifre, che identificano il carburante nel dettaglio.

Vediamo qualche esempio.

 

ETICHETTE PER LA BENZINA

Le etichette per la benzina sono circolari e presentano la lettera E come simbolo + un numero che corrisponde alla percentuale di etanolo contenuto.

Es. E5 = benzina contenente il 5% di bioetanolo; E10 =  benzina contenente il 10% di bioetanolo

 

ETICHETTE PER IL GASOLIO

Le etichette per il diesel sono quadrate e presentano la lettera B come simbolo + un numero che corrisponde alla percentuale di FAME contenuto. FAME è la sigla che sta per  “Fatty Acid Methyl Esters” vale a dire estere metilico di acidi grassi ovvero biodiesel.

Es. B10= gasolio col 10% di biodiesel

 

ETICHETTE PER IL GAS

Le etichette per i carburanti gassosi saranno invece romboidali. La losanga con al centro la sigla H2 indica l’idrogeno, quella con la sigla CNG è il metano per auto, mentre LPG indica il gpl e la scritta LNG il metano liquido.

 

Con la revoca della patente, i tre anni di “purgatorio” partono dal provvedimento di sospensione

ORDINANZA TRIBUNALE DI BOLOGNA
18 luglio 2018, n. 5789

TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI BOLOGNA
SECONDA SEZIONE CIVILE

Il Giudice ha pronunciato la seguente

Ordinanza ex art. 700 c.p.c

A) A. A. in data 14 giugno 2018 depositava ricorso ex art. 700 c.p.c. avanti al Tribunale intestato (in riassunzione del procedimento cautelare n. 1743/2018 R.G. instaurato avanti al Tribunale di Reggio Emilia, conclusosi con ordinanza 30 maggio 2018 dichiarativa della competenza del Tribunale di Bologna ex art. 25 c.p.c. con conseguente cancellazione della causa dal ruolo), esponendo in fatto:
– di essere stato coinvolto in un incidente automobilistico in data 23 novembre 2014 (ponendosi alla guida con tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro e cagionando la morte della persona offesa);
– di avere subìto il ritiro immediato della patente;
– che il Prefetto della Provincia di Reggio Emilia in data 3 dicembre 2014 disponeva in via cautelare, ai sensi dell’art. 186 bis del Codice della Strada, la sospensione della patente di guida per anni tre dal 23 novembre 2014 -data di effettivo ritiro -;
– che in data 21 aprile 2016 il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio Emilia emetteva sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti (c.d. patteggiamento) con riferimento ai reati di guida in stato di ebbrezza e di omicidio colposo e inoltre ai sensi dell’art. 222 co. 2 del Codice della Strada irrogava all’imputato la sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente di guida per anni tre;
– che la sentenza diveniva irrevocabile in data 13 maggio 2016;
– che il Prefetto con provvedimento in data 7 dicembre 2016 metteva in esecuzione la sanzione accessoria;
– di avere chiesto nel 2018 di potersi sottoporre a nuovo esame di guida;
– che la Motorizzazione Civile con provvedimento in data 2 marzo 2018 esprimeva parere negativo sul presupposto che i tre anni non fossero ancora decorsi poiché da calcolarsi a partire dal passaggio in giudicato della sentenza di patteggiamento.

In ordine al fumus, il ricorrente deduceva:
– che l’espressione di cui all’art. 219 co. 3 ter CdS “non è possibile conseguire una nuova patente di guida prima di tre anni a decorrere dalla data di accertamento del reato” andava correttamente riferita alla data dell’evento;
– che, andando di diverso avviso, il triennio “senza guida” sarebbe stato dilatato oltre ogni ragione e sarebbe stato agganciato alla durata del processo penale cioè a fattori esterni alla condotta del ricorrente;
– che nel caso in esame il presofferto era pari a 17 mesi (dal 3 dicembre 2014, data di sospensione prefettizia della patente di guida, al 13 maggio 2016, data del passaggio in giudicato della sentenza di patteggiamento);
– che, detraendo 17 mesi dal triennio della revoca, era possibile constatare che il triennio era già decorso.

In ordine al periculum, il ricorrente delineava la propria situazione personale e familiare che rendeva necessario il veicolo per le esigenze di vita quotidiana, e valorizzava anche il comportamento corretto serbato dopo il sinistro.
Il ricorrente concludeva quindi chiedendo che fosse riconosciuto che alla data di diniego di ammissione all’esame di guida (2 marzo 2018) il triennio di sottrazione della patente era già esaurito.

Il MINISTERO delle Infrastrutture e dei Trasporti, costituitosi in data 26 giugno 2018:
– valorizzava il dato testuale dell’art. 219 comma 3 bis del Codice della Strada, laddove richiama l’accertamento del reato per farvi decorrere il triennio della revoca, e deduceva che l’accertamento del reato costituisce attività attribuita in via esclusiva all’autorità giudiziaria penale e va tenuto distinto dall’accertamento del fatto (effettuato in sede amministrativa al momento del sinistro);
– contestava la detraibilità del c.d. presofferto (conteggiato dal ricorrente a partire dal ritiro della patente), evidenziando che la sospensione della patente ha natura cautelare mentre la revoca ha natura sanzionatoria;
– contestava la sussistenza del presupposto del periculum in mora e anche l’irrilevanza del rappresentato ravvedimento del ricorrente.
Concludeva quindi chiedendo che il ricorso fosse rigettato con il favore delle spese.
All’esito dell’udienza del 12 luglio 2018 il procedimento era trattenuto in riserva sulle conclusioni rassegnate dalle parti.

B) La domanda cautelare è fondata e va accolta, per le seguenti ragioni.
1. Il ricorrente A. A. in data 23 novembre 2014 (quando era infraventunenne essendo nato il 1° dicembre 1995), in stato di ebbrezza alcolica (tasso alcolemico di 1, 5 grammi per litro) e tenendo una velocità superiore a quella consentita, mentre si trovava alla guida di un’autovettura cagionò la morte di una persona.
La Polizia Stradale di Reggio Emilia intervenne sul posto, effettuando i necessari accertamenti e provvedendo a inviare la comunicazione di notizia di reato alla Procura competente (doc.ti 1, e 3 pag. 4, ric.).
Fecero seguito:
– il ritiro immediato della patente di guida al momento del fatto accertato (doc. 1 ric.);
– in data 3 dicembre 2014, il provvedimento prefettizio di sospensione cautelare della patente (doc. 2 ric.);
– la sentenza 170 emessa il 21 aprile 2016 con la quale il Gip del Tribunale di Reggio Emilia, esclusa la sussistenza di cause di proscioglimento, applicò la pena su richiesta delle parti per i reati di guida in stato di ebbrezza e di omicidio colposo e irrogò la sanzione amministrativa accessoria della “revoca della patente” chiarendo (come da ultima pagina della sentenza) che “L’art. 222 co. 2 CdS impone la sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente” (doc. 3 ric.);
– il provvedimento in data 7 dicembre 2016 con il quale il Prefetto ai sensi dell’art. 224 Codice della Strada quale organo dell’esecuzione della sanzione amministrativa accessoria irrogata dal giudice penale, rilevato il passaggio in giudicato della sentenza in data 13 maggio 2016, ordinò la revoca della patente di guida (doc. 4 ric.);
– l’istanza presentata in data 28 febbraio 2018 con la quale il A. A. chiese di essere iscritto all’esame di guida (per il conseguimento di una nuova patente dopo la revoca: doc. 5 ric.);
– il provvedimento in data 2 marzo 2018 (oggetto del presente procedimento cautelare) con il quale il Prefetto rigettò l’istanza di iscrizione “perché non sono ancora passati 3 anni da quando la sentenza del Tribunale di Reggio Emilia, con la quale è stata disposta la revoca della Sua patente di guida … è divenuta irrevocabile (13/5/2016) …” (doc. 5 ric.).
Mediante il ricorso ex art. 700 c.p.c. il A. A. intende sottoporre all’attenzione del giudice ordinario, in via d’urgenza, la situazione venutasi a determinare e in forza della quale egli, che si è visto ritirare e subito dopo sospendere la patente sin dal novembre-dicembre 2014, ora si vedrebbe costretto (secondo l’interpretazione del Prefetto quale organo dell’esecuzione della sanzione amministrativa accessoria) ad attendere tre interi anni (con decorrenza 13 maggio 2016 e quindi sino al 13 maggio 2019) prima di poter affrontare un nuovo esame di guida previa iscrizione.
Il ricorrente in particolare ha chiesto che venga cautelarmente riconosciuto/accertato che alla data di diniego di ammissione all’esame di guida (2 marzo 2018) il triennio di “sottrazione” della patente era già esaurito.

2. La legge n. 120 del 29 luglio 2010 (Disposizioni in materia di sicurezza stradale) ha inciso sul Codice della Strada, inasprendo la disciplina sanzionatoria per i casi in cui sia stato cagionato un incidente stradale (con lesioni personali o con morte del soggetto investito).
La legge n. 41 del 23 marzo 2016 (“Introduzione del reato di omicidio stradale e del reato di lesioni personali stradali, nonché disposizioni di coordinamento al decreto legislativo 30 aprile 1992 n. 285, e al decreto legislativo 28 agosto 2000 n. 274”) è successivamente intervenuta ad ulteriore inasprimento, in particolare introducendo (per quanto qui di interesse) la nuova fattispecie dell’omicidio stradale di cui all’art. 589 bis c.p. e un più severo computo delle circostanze mediante il nuovo art. 590 quater c.p., e inserendo nell’articolo 222 comma 2 del Codice della Strada il quarto periodo nonché i commi 3-bis e 3-ter e (conseguentemente) nell’articolo 219 comma 3-ter le parole “fatto salvo quanto previsto dai commi 3 bis e 3 ter dell’articolo 222”.
Atteso che i reati di guida in stato di ebbrezza e di omicidio colposo sono stati commessi dal MAZZA in data 23 novembre 2014, la nuova disciplina dettata dalla legge 41/2016 (che ha aggiunto la nuova fattispecie dell’omicidio stradale di cui all’art. 589-bis c.p. alla fattispecie dell’omicidio colposo di cui all’art. 589 c.p., e che ha introdotto una nuova e aggravata regolamentazione anche della sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente) non si applica al caso di specie avendosi a che fare con la successione di leggi penali nel tempo ex art. 2 c.p. (con legge successiva più grave) sicché la nuova disciplina si applica solo ai (nuovi) reati commessi dopo la sua entrata in vigore.

Pertanto al caso in esame si applica la seguente griglia normativa di cui al Codice della Strada, ante novella 2016:
– al conducente, che provochi un incidente stradale mentre si trovava in stato di ebbrezza con tasso alcolemico superiore a 1, 5 grammi per litro, consegue in ogni caso la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a due anni (art. 186 co. 2 lett c secondo periodo);
– inoltre, sempre nell’ipotesi di conducente che in stato di ebbrezza alcolica (per tasso superiore a 1,5 g/l) provochi un incidente stradale, “la patente di guida è sempre revocata” (art. 186 co. 2 bis);
– nelle ipotesi di reato per le quali è prevista “la sanzione amministrativa accessoria della sospensione o della revoca della patente di guida”, l’agente o l’organo accertatore della violazione ritira immediatamente la patente e la trasmette alla prefettura dopodiché il prefetto “dispone la sospensione provvisoria della validità della patente di guida, fino a un massimo di due anni” (art. 223 co. 1);
– competente a giudicare del reato di guida in stato di ebbrezza è il tribunale in composizione monocratica (art. 186 comma 2 ter);
– le disposizioni di cui alle sanzioni accessorie quale la revoca della patente si applicano anche in caso di applicazione della pena su richiesta delle parti (art. 186 co. 2 quater);
– quando la revoca della patente di guida è disposta a seguito della violazione di cui all’art. 186, “non è possibile conseguire una nuova patente di guida prima di tre anni a decorrere dalla data di accertamento del reato” (art. 219 co. 3 ter nella parte ante novella 2016);
– per le violazioni che costituiscono reato, l’agente od organo accertatore è tenuto, senza ritardo, a dare notizia del reato al pubblico ministero, ai sensi dell’art. 347 del codice di procedura penale (art. 220 co. 1);
– quando da una violazione prevista dal codice della strada derivi un reato contro la persona, l’agente od organo accertatore deve dare notizia al pubblico ministero ai sensi del comma 1 (art. 220 co. 3);
– qualora da una violazione delle norme del codice della strada “derivino danni alle persone, il giudice applica con la sentenza di condanna … le sanzioni amministrative accessorie della sospensione o della revoca della patente” (art. 222 co. 1);
– “… Nel caso di omicidio colposo la sospensione” della patente di guida “è fino a quattro anni” (art. 222 co. 2; seguono il quarto periodo del comma 2 dell’art. 222 e anche i nuovi commi 3-bis, ter e quater di cui si è detto, introdotti dalla novella del 2016 e qui non applicabili; in particolare la novella del 2016 prevede che all’applicazione della pena su richiesta delle parti per il reato di omicidio stradale di cui all’art. 589-bis c.p. “consegue la revoca della patente di guida … “);
– quando la sanzione amministrativa accessoria è costituita dalla revoca della patente, il prefetto, entro quindici giorni dalla comunicazione della sentenza (o del decreto di condanna) irrevocabile, adotta il relativo provvedimento di revoca comunicandolo all’interessato e all’ufficio del Dipartimento per i trasporti terrestri (art. 224 co. 2).

3. A fronte della ricostruzione normativa offerta al punto che precede, se ne deve inferire che nel caso di specie (per fatto-reato commesso nel 2014) la sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente andava a ben vedere applicata dal giudice penale in sede di patteggiamento non per effetto della ravvisata commissione (senza proscioglimento) del reato di omicidio colposo ex art. 589 c.p., bensì a fronte della ravvisata commissione (senza proscioglimento) del reato di guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico superiore a 1, 5 grammi per litro (art. 186 co. 2 bis Codice della Strada).
E infatti, come si è detto, l’art. 222 co. 2 del Codice della Strada (ante novella del 2016) prevede, per l’omicidio colposo, (solo) la sospensione della patente fino a quattro anni.
Si prende atto che il Gip di Reggio Emilia (nell’ultima pagina della sentenza) ha richiamato l’art. 222 co. 2 CdS anziché l’art. 186 CdS.
Ma il risultato non cambia, in quanto comunque la revoca consegue (deve conseguire: “la patente di guida è sempre revocata”) alla guida in stato di ebbrezza nei termini detti.

4. Occorre a questo punto tornare all’art. 219 co. 3 ter Codice della Strada (nella parte ante novella 2016) il quale prevede che, quando la revoca della patente di guida è disposta a seguito della violazione di cui all’art. 186, “non è possibile conseguire una nuova patente di guida prima di tre anni a decorrere dalla data di accertamento del reato”.
Quindi è l’articolo 219 co. 3 ter che indica il termine triennale, una volta decorso il quale è consentito al soggetto di conseguire una nuova patente di guida (essendovi stata l’ablazione del titolo di guida in precedenza conseguito, in forza della revoca).
È il Prefetto competente per territorio che, quale organo dell’esecuzione della sanzione amministrativa accessoria (irrogata dal giudice penale), si occupa della fase di modulazione del triennio, decidendo se esso è decorso o meno e conseguentemente ammettendo o meno il soggetto al nuovo esame di guida (art. 224 co. 2 Codice della Strada).
Ciò fa comprendere come anche nel caso di specie sia stato il giudice penale ad applicare la sanzione amministrativa accessoria, ma debba essere il Prefetto in sede esecutiva a valutare il triennio.
Il Prefetto ha qui opposto un diniego alla richiesta del A. A. di iscriversi all’esame di guida per il conseguimento della nuova patente.
La valutazione sull’opzione ermeneutica operata dal Prefetto va effettuata dal giudice civile ordinario, non potendosi dubitare che si abbia a che fare con il diritto soggettivo del ricorrente a conseguire un nuovo titolo di guida ove ne sussistano i presupposti; il diritto soggettivo del ricorrente a conseguire una nuova patente può essere pregiudicato dal diniego prefettizio.
Non viene chiesto al giudice civile di adottare un provvedimento diverso dalla già pronunciata revoca della patente (il provvedimento del giudice penale è irrevocabile).
Si chiede di accertare il già avvenuto riespandersi della posizione soggettiva del ricorrente, poiché a dire del medesimo il triennio di legge è già decorso.
Va quindi ravvisata la giurisdizione del giudice ordinario adito.

5.
5.a. Nel caso in esame il Prefetto competente ha ordinato la sospensione provvisoria della patente di guida del A. A. a partire dal 23 novembre 2014, data di effettivo ritiro, per la durata di anni tre (doc. 2 ric.).
A dire il vero, ai sensi dell’artt. 223 co. 1 Codice della Strada la sospensione provvisoria avrebbe potuto essere irrogata solo fino a un massimo di due anni; è la novella del 2016 che intervenendo sul comma 2 dell’art. 223 ha previsto la sospensione provvisoria fino a un massimo di cinque anni.
Vi è da ritenere che anche in questo caso sia stata impropriamente applicata la nuova disciplina, sebbene ratione temporis ciò non fosse consentito.
Sta di fatto che la sospensione provvisoria (della validità) della patente di guida ha chiara matrice cautelare con funzione di prevenzione generale rispetto alla commissione di reati/illeciti analoghi a quelli già accertati dagli operanti.
Senza il titolo abilitativo, ritirato in via provvisoria, al soggetto è reso impossibile (o più difficile) porsi alla guida di veicoli e cagionare altri incidenti.
5.b. Il fatto che il A. A. abbia cagionato un incidente stradale in stato di ebbrezza alcolica al di sopra del limite detto ha fatto scattare l’obbligatoria applicazione della sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente da parte del giudice penale che ha pronunciato sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti; a ciò ha fatto seguito la fase esecutiva avanti al Prefetto quale organo dell’esecuzione.
La revoca della patente non ha natura sanzionatoria/repressiva.
A tal proposito giova richiamare la condivisibile pronuncia della Cassazione Penale n. 42346/2017 in forza della quale (con riferimento al quarto periodo dell’art. 222 co. 2 Codice della Strada introdotto dalla novella del 2016, ma pur sempre con riferimento alla sanzione amministrativa della revoca della patente) “È manifestamente infondata la questione di illegittimità costituzionale dell’art. 222, comma secondo, quarto periodo, cod. strada, in relazione agli artt. 3 e 27 Cost., nella parte in cui prevede l’obbligo della sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente di guida, poiché tale sanzione non ha natura “sostanzialmente penale”, secondo l’interpretazione dell’art. 7 CEDU adottata dalla Corte di Strasburgo, atteso che la previsione di una sanzione amministrativa irrogata all’esito di un giudizio penale non elude le garanzie proprie del processo penale, né pone un problema di estensione dell’applicazione del divieto del “ne bis in idem”, non essendo l’imputato sottoposto ad un procedimento amministrativo e ad un procedimento penale per il medesimo fatto. (In motivazione la Corte ha precisato che l’obbligatorietà della sanzione amministrativa rientra nell’esercizio ragionevole della discrezionalità del legislatore nazionale, trattandosi di sanzione con chiara finalità preventiva e non repressiva)”.
5.c. Ecco allora che si comprende l’analoga natura che caratterizza la sospensione provvisoria della patente di guida e la revoca della patente di guida.
In entrambi i casi si tratta di sanzioni adottate a fini di prevenzione generale cioè, si ripete, al fine di impedire al soggetto la reiterazione di condotte analoghe a quelle già poste in essere, e a tutela dell’incolumità pubblica generale a fronte di condotte idonee a suscitare un particolare allarme sociale (condotte commesse in quantità sempre crescente, da qui l’inasprimento della novella del 2016).
Questo costituisce un argomento che porta ad assimilare la valenza delle due sanzioni e che non impedisce di ritenere che la revoca costituisca la sanzione definitiva in progressione rispetto a quella applicata in via provvisoria (mediante la sospensione provvisoria prefettizia) al soggetto che cagionava l’incidente guidando in stato di ebbrezza alcolica.
La revoca costituisce l’effetto peggiorativo (sul titolo di guida) della causazione di un incidente stradale da parte di chi guida in stato di ebbrezza.
Se il soggetto guida in stato di ebbrezza e basta, ci si ferma alla sospensione provvisoria.
Se il soggetto guida in stato di ebbrezza e in più cagiona un incidente stradale, si arriva a revocare il titolo di guida cioè a determinare l’ablazione della patente di guida (fermo quanto si dirà infra).
Non è consentito il cumulo fra i due periodi.
La Cassazione Penale si è più volte pronunciata in tema di sanzione accessoria amministrativa della sospensione della patente di guida, quale provvedimento emesso dal giudice penale dopo che il prefetto aveva emesso il provvedimento di sospensione provvisoria, stabilendo: che il giudice penale non può esimersi dal disporre la sospensione della patente, sul presupposto che sia già stata imposta dal Prefetto, né fissarne la durata scomputando quella imposta dal Prefetto; che va esclusa la cumulabilità dei periodi imposti; che resta ferma la possibilità in fase esecutiva di computare in detrazione il periodo di sospensione stabilito dal Prefetto (ex multis Cass. 47955/2004; Cass. 4474/99).
Tali principi si attagliano anche al caso della revoca, in quanto la revoca elide il titolo di guida ma risulta connotato da funzione general-preventiva al pari della sospensione prefettizia provvisoria, come si è già avuto modo di spiegare.
5.d. Ciò consegue anche la condivisibilità della prospettazione del ricorrente, in forza della quale il triennio di revoca (triennio secco) va conteggiato dall’accertamento del reato da intendersi quale accertamento del fatto-reato da parte degli agenti operanti (in questo caso da parte della Polizia Stradale).
In tal modo il periodo di inflitta sospensione provvisoria (qui decorrente dal ritiro del 23 novembre 2014) va scomputato dal triennio di durata ex legedella sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente.
Se si andasse di contrario avviso, si farebbero gravare sul soggetto sanzionato gli aspetti che dipendono dall’organizzazione dell’amministrazione della giustizia, cioè la durata delle indagini preliminari e del processo penale (qui, avanti al Gip).
Costui patirebbe la sanzione della sospensione per tutti gli anni di durata del provvedimento provvisorio (qui avrebbe potuto subire la sospensione per anni tre), e poi in aggiunta si troverebbe al punto di partenza patendo ulteriori tre anni di revoca.
Il legislatore, invece, ha attribuito al periodo di tre anni (omnia) la funzione social-preventiva, non oltre.
A tal proposito si osserva che la previsione di cui all’art. 219 co. 3 ter (nella parte ante novella 2016) -in forza del quale, quando la revoca della patente di guida è disposta a seguito della violazione di cui all’art. 186, “non è possibile conseguire una nuova patente di guida prima di tre anni a decorrere dalla data di accertamento del reato” – va correttamente interpretata come segue.

Il MINISTERO resistente ritiene, anche alla luce di talune pronunce dal medesimo invocate, che l’accertamento del  reato” sia altrodall’accertamento del “fatto” e che quindi:
– l’accertamento del fatto vada fatto coincidere con la fase di accertamento svolta dagli agenti operanti giunti sul posto subito dopo l’incidente stradale;
– l’accertamento del reato vada fatto coincidere con la pronuncia del giudice penale (sentenza di condanna, sentenza di applicazione della pena, decreto penale di condanna);
– il triennio della revoca vada fatto decorrere dalla pronuncia del giudice penale (indicata come il momento dell’accertamento del reato) e ciò a prescindere da quello che possa essere stato il periodo di c.d. “presofferto” durante il quale il soggetto ha patito la sospensione provvisoria della patente.

In realtà è lo stesso Codice della Strada, all’unisono con il codice di procedura penale, a utilizzare l’espressione “accertamento del reato” proprio in riferimento alla condotta accertativa posta in essere dagli agenti operanti subito dopo la commissione del fatto.
Si vedano:
– l’articolo 220 co. 1 del Codice della Strada in forza del quale “Per le violazioni che costituiscono reato, l’agente od organo accertatore è tenuto, senza ritardo, a dare notizia del reato al pubblico ministero, ai sensi dell’art. 347 del codice di procedura penale”;
– l’articolo 220 co. 3 del Codice della Strada in forza del quale “Quando da una violazione prevista dal presente codice derivi un reato contro la persona, l’agente od organo accertatore deve dare notizia al pubblico ministero ai sensi del comma 1”;
– gli articoli 326 ss del codice di procedura penale, laddove prevedono che (oltre al pubblico ministero anche) la polizia giudiziaria prenda notizia deireati di propria iniziativa e inoltri al pubblico ministero la notizia di reato (inviandogli la c.d. comunicazione di notizia di reato).

Il fatto che si debba attendere l’irrevocabilità della sentenza penale di condanna o di applicazione della pena (o del decreto penale di condanna) per poter dare inizio alla fase di competenza del prefetto, deriva dal fatto che solo in quel momento il prefetto diviene competente quale organo dell’esecuzione della sanzione amministrativa accessoria (la cui statuizione è divenuta definitiva) e quindi va interpellato dal soggetto che è interessato a intraprendere un nuovo esame di guida.
Prima del giudicato, la sanzione amministrativa accessoria non si è stabilizzata come dictum e quindi la figura esecutiva del prefetto non può ancora entrare in gioco.
Ciò non significa che il triennio debba essere calcolato solo dal giudicato: i piani sono diversi.
5.e. Calando i principi detti nel caso in esame, è possibile constatare che il A. A. al momento della domanda di iscrizione per il nuovo esame di guida (28 febbraio 2018) aveva già scontato (oltre) tre anni di privazione della patente di guida, in quanto:
– la patente gli è stata ritirata in data 23 novembre 2014 e da tale data il prefetto ha fatto decorrere la sospensione provvisoria;
– la revoca gli è stata inflitta il 21 aprile 2016 e la sentenza di patteggiamento è divenuta irrevocabile il 13 maggio 2016;
– tenendo conto dei mesi decorsi dal 23 novembre 2014 al 13 maggio 2016 (17 mesi e 20 giorni), e aggiungendo ulteriori 19 mesi (tre anni cioè 36 mesi – 17 mesi = 19 mesi), si deve constatare che alla data del 28 febbraio 2018 cioè alla data di domanda di iscrizione per nuovo esame di guida il triennio era già consumato.
Pertanto sussiste il fumus della cautela richiesta, finalizzata a vedere dichiarato -in via anticipata rispetto all’eventuale giudizio di merito- che alla data di diniego di ammissione all’esame di guida (2 marzo 2018) il triennio di sottrazione della patente era già esaurito.

6. Il periculum in mora è in re ipsa.
È dato di comune esperienza che l’autovettura sia un mezzo di trasporto diffuso, usuale e necessario per il soddisfacimento delle esigenze quotidiane di vita, svago e lavoro.
Il tempo che sarebbe necessario per la definizione del giudizio di merito contrasta con l’esigenza di tutela immediata esattamente fatta valere dal ricorrente che ha l’esigenza di sottoporsi a nuovo esame di guida.
Il pregiudizio (in attesa della statuizione di merito) non può che aggravarsi de die in diem e risulta connotato da obiettiva gravità e irreparabilità, peculiarmente tenuto conto che il ricorrente (avente residenza in Quattro Castella – RE) è iscritto all’università di Bologna e si è attivato per l’espletamento di attività lavorative (studio e lavoro che potrebbero essere frustrati dal più gravoso utilizzo di collegamenti pubblici quali autobus, pullman e treni); oltre a non voler considerare che comunque l’autovettura consente al ricorrente di manifestare e sviluppare le proprie potenzialità anche in seno alla famiglia di origine, che vede il padre affetto da gravi patologie invalidanti che presumibilmente rendono necessario l’aiuto quotidiano del figlio anche mediante l’uso di una vettura (documenti da 6 a 12 ric.).

7. Per tutte le ragioni esposte va dichiarato che alla data di diniego prefettizio dell’ammissione all’esame di guida (2 marzo 2018) il triennio di sottrazione della patente di guida era già esaurito.

C) La presente ordinanza è idonea alla stabilizzazione, quindi ai sensi dell’art. 669 octies co. 7 c.p.c. va emessa pronuncia sulle spese.
La novità delle questioni trattate e le oscillazioni giurisprudenziali sul punto giustificano la compensazione integrale delle spese di lite fra le parti.
Per questi motivi
– in accoglimento del ricorso ex art. 700 c.p.c. proposto ante causam da A. A., dichiara che alla data di diniego prefettizio dell’ammissione del ricorrente all’esame di guida (2 marzo 2018) il triennio di sottrazione della patente di guida era già esaurito;
– dispone la compensazione integrale delle spese di lite fra le parti.

Si comunichi.

Bologna, il 18 luglio 2018

Il Giudice: MATTEUCCI

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